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Two days to go

Two days to go – [Due giorni alla partenza]

 

Sapere che mezzo di trasporto faranno scivolare dalla rampa allestita sull’altra sponda è ininfluente.
La cosa certa è che fra due giorni se ne andranno, e anche se un giorno dovessero tornare, non sarebbero mai gli stessi che vediamo adesso.
Ricordate soltanto che quella che avete davanti è un’immagine soggettiva, e che potreste essere stati voi stessi a guardare le vostre compagne e i vostri compagni, ognuno che fa quello che c’è da fare.
E se non ve lo ricordate, è solo perché l’avete dimenticato.
[Quanto alle molteplici motivazioni che potrebbero aver indotto i ragazzi qua rappresentati a prepararsi per la partenza, sebbene abbia avuto il modo di immaginarne alcune plausibili, la mia mente non fa che tornare a una vecchia descrizione del quartiere dove sono cresciuto, usata come sfondo per una storia che parlava della germinazione del male in circostanze normali.]

[…]
Attorno al palazzo, sparute siepi piantate di fresco simboleggiano il verde che è stato distrutto per fare spazio alla costruzione.
I tozzi pilastri squadrati che sostengono l’edificio fanno sembrare ridicola e inadeguata la dimensione delle siepi, che sembrano ispidi peli mal rasati alla base di un naso.
Osserviamo la monolitica imponenza del palazzo.
Allargando lo sguardo scorgiamo altri palazzi accanto al primo, identici in tutto per tutto, se non per i tenui colori inesistenti in natura con cui ogni facciata è stata diversamente dipinta.
I palazzi sono piantati in mezzo alla campagna, alla periferia di una piccola città quasi indistinta, collegati ad essa tramite una lunga bretella d’asfalto bagnato che sfuma contro l’orizzonte nebbioso.

I palazzi, rispetto alla città indistinta, sembrano un cuculo cresciuto a spese di un nido troppo piccolo.

[…]

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